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A DIGIUNO DI AGRICOLTURA? PRATO LA SPIEGA IN UN LIBRO

Roma, 25 mar 2010 (CHB) - "Meglio un contadino laureato che un avvocato disoccupato" vuole essere un libro che descrive i problemi storici e le proposte per il futuro dell'agricoltura italiana a un pubblico nuovo: quello dei non addetti ai lavori, quello che non rientra nel ristretto club degli agricoltori e che poco o nulla sa della crisi che sta attraversando uno dei comparti più importanti della nostra economia. È il messaggio che oggi a Roma Andrea Prato (assessore del'Agricoltura Regione Sardegna) ha lanciato durante la presentazione del suo volume (Guerini e associati editore), tenuta a Palazzo Rospigliosi sede nazionale di Coldiretti. Erano presenti presidente e direttore generale dell'associazione della Sardegna (Marco Scalas e Raffaello Betti), mentre il dibattito è stato coordinato da Mario Sechi, neodirettore de "Il Tempo".

Proprio Sechi, originario di Cabras (Oristano) e già direttore de L'Unione Sarda, ha apprezzato lo spirito del libro, anche perché - è scritto in una nota - mette al centro tre pilastri che reggono non solo l'agricoltura ma la società odierna: famiglia, tradizione, innovazione. «Il volume di Andrea Prato, un giovane e preparato assessore che sta affrontando con entusiasmo i gravi problemi dell'agricoltura isolana - ha detto Sechi - ha il merito di fare una proposta concreta di rilancio del settore, grazie al connubio di turismo ed energie rinnovabili. Un comparto che per il futuro, se vuole sopravvivere, dovrà uscire dalla logica dell'assistenzialismo, finora fallimentare».

L'agricoltura è la nostra storia ma può rappresentare anche il nostro futuro, ha aggiunto Prato: «Negli ultimi trent'anni questo comparto è stato visto più come fastidio che come opportunità di sviluppo ed è anche per questo che si trova in una crisi profonda. Crisi che ho cercato di raccontare (con numeri e qualche paradosso) nella prima parte del libro, mentre nella seconda è descritta la proposta per rilanciare il settore, investendo sulla multifunzionalità e sulla formazione dei giovani». (chartabianca 15:36)