"I lusinghieri risultati ottenuti, sia nell'ambito didattico che in quello della ricerca scientifica, oltre all'impiego di tre ricercatori, hanno accreditato il corso oristanese in ambito nazionale e internazionale", proseguono Diana, Cherchi e Gallus. "L'Università di Sassari ha già in programma, sulla base dei parametri che saranno introdotti dalla riforma, di trasformare il percorso di studi in un corso di laurea magistrale in Archeologia subacquea e dei paesaggi costieri del Mediterraneo, di carattere interuniversitario ed internazionale, mantenendo la sede ad Oristano. Il corso potrà collegarsi con l'istituendo Centro di eccellenza e di alta formazione per l'Archeologia subacquea, già finanziato dalla Giunta regionale con 4.750.000 euro di provenienza comunitaria. Appare pertanto inconcepibile che si proponga di attivare un nuovo corso universitario di Archeologia subacquea con sede ad Olbia, dopo che l'Università di Sassari, in accordo con gli enti pubblici territoriali di Oristano e il Consorzio Uno, ha portato avanti una coerente politica di alta formazione con il corso già esistente".
"E' auspicabile che i rumors rimangano tali e non approdino a nulla di concreto", concludono i tre consiglieri, "poiché, se è vero che Olbia possiede straordinarie risorse archeologiche e competenze professionali di altissimo livello nel campo specifico dell'Archeologia subacquea, nell'ambito della Soprintendenza per i Beni archeologici (lo scavo delle navi del Tunnel di Olbia e la loro musealizzazione ne sono la perfetta riprova), è vero anche che tali risorse umane e scientifiche hanno sempre trovato una sponda in ambito accademico nell'Università di Sassari ed in particolare nella sua sede oristanese, luogo eletto di ricerche e convegni internazionali". (chartabianca 15:37)