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MAURO PILI CONTRO LO STATO: "STA VENDENDO I BENI DEI SARDI"

Roma, 19 apr 2010 (CHB) - "Il Ministero della Difesa fa l'immobiliarista con i beni della Sardegna. A Venezia, da sabato a domenica, ha esposto, nel silenzio più assoluto, i gioielli sardi da proporre al mercato immobiliare. Tutto ciò è fuorilegge". Mauro Pili (Pdl) non usa mezzi termini e nel presentare un'articolata interrogazione ai Ministri della Difesa e dell'Economia lancia l'allarme: "La Regione rischia di perdere un patrimonio immenso se non verrà bloccato il gravissimo precedente che il Ministero della Difesa sta portando avanti senza alcun rispetto dello Statuto Autonomo della Sardegna. Non si è mai visto prima che un organo dello Stato proponga al mercato immobiliare un bene che ricade nel territorio regionale della Sardegna".

"Si tratta - prosegue il deputato sardo - di centinaia di metri quadri di immobili posizionati sui tratti di costa più affascinanti dell'isola, ettari di costa, e soprattutto panorami mozzafiato. La Sardegna, quella dei fari, per tre giorni è finita in una mostra a Venezia. Non era, però, una mostra di bellezze naturali o architettoniche ma un vero e proprio mercato immobiliare dove si vende e si compra. A proporre alcuni dei gioielli di famiglia non è stata, però, come prevede lo Statuto della Sardegna, la Regione ma il Ministero della Difesa. E guarda caso a Venezia lo stand della Regione posizionato a due passi da quello del Ministero della Difesa".

"Lo Stato - sostiene Pili - non può fare affari con i beni immobili che spettano per legge costituzionale alla Regione. L'inserimento dei fari della Sardegna nell'elenco dei beni del Ministero della Difesa da immettere sul mercato immobiliare costituisce l'ennesimo e grave tentativo di violare lo Statuto autonomo della Sardegna. Si tratta di una vera e propria appropriazione indebita che va respinto senza se e senza ma. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità e bloccare con tutti i mezzi quello che può diventare un precedente gravissimo sia sul piano costituzionale che autonomistico. Un precedente che precluderebbe un processo futuro di dismissione di altri beni ben più rilevanti a favore della Regione".

"Lo sviluppo turistico su quei beni è da perseguire, ma non lo può e non lo deve perseguire il Ministero della Difesa, spetta, invece, per legge costituzionale alla Regione che succede allo Stato non appena cessa la funzione alla quale il bene era adibito. Se passa il principio inverso, invece, sarebbero a rischio migliaia di ettari di costa e di entroterra, in particolar modo i beni legati alle basi militari. Occorre intervenire immediatamente perché il silenzio assenso delle istituzioni regionali può diventare un precedente pericoloso per l'attuazione dell'art.14 dello Statuto. E' sorprendente - prosegue Pili - che nonostante le prese di posizione dei giorni scorsi si sia proseguito nell'intento illegittimo e illegale di immettere sul mercato beni che non possono più appartenere allo Stato proprio perché è stata dichiarata la cessazione della funzione originaria.

"La mostra immobiliare di Venezia - aggiunge il parlamentare sardo - proponeva nei cataloghi del Ministero della Difesa proprio i beni costieri della Sardegna, dal faro di Olbia, a quello di Carloforte, per arrivare a quello dell'isola dell'Asinara, anche se sarebbero altri ancora quelli oggetto del piano di dismissione compreso quello di Capo Mannu ad Oristano. E quel che appare ancora più incomprensibile è il silenzio sulla vicenda, sorprendente se si tiene conto che a venti metri dallo stand della Regione Sarda vi era proprio quello del Ministero della Difesa che metteva sul mercato immobiliare i beni costieri sardi. "La presenza nei cataloghi della Difesa di quei beni è la prova della loro dismissione, del cambio di funzione e quindi dell'obbligo dello Stato di restituirli alla Regione e della stessa di farseli restituire immediatamente, se necessario con il ricorso agli organismi giudiziari. Se entro questa settimana non verranno messi in essere atti ufficiali per bloccare la violazione del nostro Statuto con la restituzione conseguente dei beni alla Regione proporrò un'azione giudiziaria collettiva del popolo sardo per il rispetto dello Statuto". (chartabianca 17:54)