Venerdì 30 gennaio 2026 - 20:05

FARI IN VENDITA, ORMAI E' GUERRA APERTA

Cagliari, 20 apr 2010 (CHB) - Per il deputato Pili (Pdl) è una svendita dei gioielli immobiliari, per il ministero della Difesa una "eredità di valore" (come compare sul sito della Difesa). Questione di punti di vista, fatto sta che la vicenda della dismissione di diversi beni militari (depositi, caserme, forti e arsenali) sta scatenando una vera e propria guerra (anche mediatica) tra Stato, Regione e parlamentari sardi con l'ex presidente della Regione in prima linea.

"La Regione - ha detto ieri Pili - rischia di perdere un patrimonio immenso se non verrà bloccato il gravissimo precedente che il Ministero della Difesa sta portando avanti senza alcun rispetto dello Statuto Autonomo della Sardegna. Non si è mai visto prima che un organo dello Stato proponga al mercato immobiliare un bene che ricade nel territorio regionale della Sardegna. Si tratta - prosegue - di centinaia di metri quadri di immobili posizionati sui tratti di costa più affascinanti dell'isola, ettari di costa, e soprattutto panorami mozzafiato. La Sardegna, quella dei fari, per tre giorni è finita in una mostra a Venezia. Non era, però, una mostra di bellezze naturali o architettoniche ma un vero e proprio mercato immobiliare dove si vende e si compra. A proporre alcuni dei gioielli di famiglia non è stata, però, come prevede lo Statuto della Sardegna, la Regione ma il Ministero della Difesa. E guarda caso a Venezia lo stand della Regione posizionato a due passi da quello del Ministero della Difesa". "Lo Stato non può fare affari con i beni immobili che spettano per legge costituzionale alla Regione. L'inserimento dei fari della Sardegna nell'elenco dei beni del Ministero della Difesa da immettere sul mercato immobiliare costituisce l'ennesimo e grave tentativo di violare lo Statuto autonomo della Sardegna. Si tratta di una vera e propria appropriazione indebita che va respinto senza se e senza ma.

Leggermente diversa l'interpretazione che appare anche sul sito del Governo: "Le operazioni immobiliari che il Ministero della Difesa si appresta ad avviare - si legge sul sito www.governo.it - riguardano beni di rilevante valore commerciale, in grado di offrire un ventaglio di possibilità di riconversione ad uso civile e di nuova costruzione, singoli edifici di particolare pregio architettonico o grandi strutture, quali comandi e caserme, che si trovano ormai inglobati nel centro cittadino o, comunque, nel tessuto urbano delle più importanti città d'Italia. L'apertura al mercato immobiliare di questi beni risponde ad una duplice esigenza: la riduzione quantitativa delle Forze Armate consente di fare a meno di una vasta tipologia di infrastrutture e la necessità di razionalizzare il patrimonio immobiliare, adattandolo a nuovi requisiti di funzionalità, economia di gestione e operatività. Quanto non sarà in linea con tali requisiti programmatici, farà parte dell'inventario delle infrastrutture che potranno essere cedute e dalla cui eventuale vendita o locazione sarà possibile ricavare risorse finanziarie da destinare alle esigenze di ammodernamento e miglior funzionamento della Difesa. Queste linee d'azione sono state recentemente facilitate dalle condizioni previste dalla legge n. 133 del 6 agosto 2008 (art.11 e 14bis) che, tra l'altro, consente al Ministero della Difesa di effettuare, in autonomia, l'attività di alienazione, permuta, valorizzazione e gestione dei beni immobiliari ad esso affidati. E' stato già avviato il lavoro di individuazione dei possedimenti demaniali che, in relazione alle loro caratteristiche strutturali, di posizione e di possibile utilizzazione commerciale, potrebbero essere immessi sul mercato. Si tratta in particolare di costruzioni riconvertibili ad usi civili in specifici settori di interesse residenziale, professionale (uffici), industriale (depositi, arsenali ecc.) e turistico-alberghiero. (chartabianca, 12:25)