DIMINUISCONO LE IMPRESE. L'anno scorso il sistema imprenditoriale del Cagliaritano ha registrato una flessione del numero d'imprese pari all'1,7%: dalle 63.007 del 2008 alle 61.958 nel 2009. I settori maggiormente colpiti sono stati quelli dell'estrazione di minerali (-6,4%), dell'agricoltura (-3,7%), del commercio (-2,7%), che risente della dinamica negativa dei consumi, e dell'intermediazione monetaria e finanziaria (-2,3%). In calo anche il comparto manifatturiero (-1,3%), i servizi sanitari (-0,9%) e le costruzioni (-0,7%).
TERZIARIO IN FORTE ESPANSIONE. Non mancano le eccezioni che evidenziano la crescente terziarizzazione dell'economia provinciale: aumentano le imprese nei servizi pubblici, sociali e personali (+0,4%), nella ricettività turistica (+0,9%), nelle attività immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca (+1,2%). In crescita anche le imprese nel comparto istruzione (+2,7%). Nel medio periodo (2003-2009) si registra una forte espansione di tutti i comparti del terziario (con crescite tra il 15% e il 25%) con le sole eccezioni del commercio (+0,4) e dei servizi di trasporto, magazzinaggio e comunicazione (-3,7%). È in corso anche una graduale mutazione strutturale con l'aumento di società di capitale rispetto alla diminuzione delle ditte individuali: le prime passate dal 9,4% al 13,2% e le seconde dal 72,6% al 67,8% tra il 2003 e il 2009. Persiste, invece, una maggiore frammentazione con il 55,3% di microimprese. Osservando la distribuzione del valore aggiunto per settore economico appare evidente la forte vocazione terziaria con i servizi che contribuiscono per l'80,6% alla creazione di valore aggiunto (il settimo valore più alto d'Italia), una vocazione tradizionale del territorio cagliaritano che si è ulteriormente accentuata nel corso del periodo in considerazione delle diverse performance settoriali (nel 2003 il peso del terziario era pari al 77,6%). Nel terziario, oltre ai servizi alle imprese e alle famiglie, un ruolo di rilievo è esercitato dal turismo (oltre 600 mila arrivi e 2,9 milioni di presenze nel 2008), settore che presenta importanti possibilità di sviluppo in considerazione delle risorse naturalistiche del territorio e della presenza del porto e dell'aeroporto che lo rendono più facilmente accessibile dal resto del territorio nazionale e da alcune realtà straniere.
GDO E CONSUMI INTERNI. Dalla distribuzione delle imprese per settore di attività è interessante rilevare le specificità del sistema cagliaritano che presenta, rispetto alla media nazionale, una più alta concentrazione di imprese in agricoltura (20,1% rispetto al 16,6% in Italia) e nel commercio (30,9% e 27,4%), determinata quest'ultima da una maggiore frammentazione del settore per la minore affermazione della grande distribuzione organizzata (Gdo): un fenomeno che caratterizza larga parte del Mezzogiorno. La Gdo, infatti, detiene in Sardegna una quota di mercato sui consumi interni pari al 34,5% (fonte: Osservatorio Nazionale del Commercio), un dato ampiamente inferiore alla media nazionale (40,5%) anche se superiore a quella dell'intero Sud Italia (26,5%).
SEGNO MENO PER IL PIL. Per quanto riguarda la creazione di ricchezza, nel 2009 in Provincia di Cagliari il Pil è calato del 6,1% (a livello nazionale il calo è stato del 5%). Una difficoltà dell'economia che si registra anche nel medio periodo: tra il 2003 e il 2008 c'è stata una pesante contrazione nell'agricoltura (-11,8%) e nelle costruzioni (-10,9%), lo stallo dell'industria (+0,2%) e una crescita dei servizi (14,8%).
EXPORT IN CALO. Nel 2009 la contrazione delle esportazioni è stata del 43,9%, ma nell'analisi del commercio estero della Provincia di Cagliari giocano un ruolo fondamentale i prodotti petroliferi raffinati che rappresentano quasi il 90% dell'export provinciale. Nell'ultimo biennio il settore ha dovuto fare conti con le forti oscillazioni del prezzo del petrolio. Le esportazioni degli altri prodotti non petroliferi hanno comunque subito un calo del 41%. Più in dettaglio sono stati maggiormente colpiti il comparto dei prodotti in metallo (-57,1%) e quelli chimici (-23,3%) mentre sono cresciuti i macchinari (+39,8%) e gli alimentari (+38,2%). Diminuzione, ma più contenuta, anche per le importazioni (-22,2).
AUMENTA LA DISOCCUPAZIONE. La contrazione dell'economia non poteva che ripercuotersi sul mercato del lavoro. In Provincia di Cagliari si è registrata una pesante contrazione: il tasso di occupazione è sceso tra il 2008 e il 2009 dal 55,5% al 53,7%, la disoccupazione dall'11,3% al 12%. Il reddito delle famiglie è pari a 36,8mila euro a fronte dei 44,2mila della media nazionale.
ACCESSO AL CREDITO. In questo quadro si inserisce anche la difficoltà nell'accesso al credito con gli impieghi bancari che registrano una battuta d'arresto. Nei primi tre trimestri del 2009 i finanziamenti all'economia sono aumentati di appena lo 0,5% a fronte di un trend superiore al 5% negli anni precedenti. In forte crescita i soggetti insolventi (+14,5%) e le sofferenze complessive (+14,9%). L'indice di insolvenza, rapporto tra sofferenze e impieghi, nella Provincia di Cagliari è del 6,5%: il 3% per le famiglie e il 9,3% tra le imprese.
INFRASTRUTTURAZIONE. La carenza di infrastrutture è un fenomeno che in misura differente investe l'intero territorio regionale con indici di dotazione pari a 66,5 a Cagliari, a 65,2 a Sassari, per scendere a 36,6 a Oristano e a 26,5 a Nuoro (posta la media italiana pari a 100). Relativamente a Cagliari si rileva una dotazione inferiore alla media nazionale per tutte le tipologie di infrastrutture, risultando particolarmente penalizzante nell'ambito della mobilità interna (con l'indice della rete ferroviaria pari a 13,5 e alla rete stradale a 39,8), un fattore in parte legato alla maggiore propensione ad investire nelle infrastrutture per la mobilità di lunga distanza in grado di avvicinare il capoluogo al resto d'Italia. Più contenuto è, infatti, il deficit delle infrastrutture portuali (valore indice pari a 69,0) e aeroportuali (96,2); a tale proposito è interessante rilevare che Cagliari rappresenta l'11° porto italiano per il trasporto merci in navigazione di cabotaggio (quasi 6 milioni di tonnellate di merci trasportate) e il 39° per il trasporto passeggeri (327 mila passeggeri nel 2007). Relativamente al porto è interessante rilevare la forte vocazione commerciale, un fattore molto importante in considerazione dell'affermazione delle compagnie aeree low cost e della perdita di competitività del trasporto marittimo per passeggeri rispetto a quello aereo. A tale proposito è interessante rilevare come in soli tre anni (dal 2005 al 2007) i passeggeri in transito al porto di Cagliari siano diminuiti del 25,3%, mentre il trasporto merci ha registrato un incremento del 26,8% (a fronte dell'11,9% nazionale) salendo da 4,7 a quasi 6 milioni di tonnellate merci imbarcate/sbarcate. Diversamente, il trasporto aereo presenta un forte aumento del numero di passeggeri (+27,2% tra il 2003 e il 2008), seguendo un andamento che caratterizza l'intero territorio nazionale (+33,3%), che evidenzia la crescente competitività rispetto ad altre forme di trasporto e che avvicina Cagliari al resto d'Italia e a numerose realtà straniere. A conferma di ciò, nel quinquennio osservato si rileva nel capoluogo un aumento del 37,6% degli aerei in arrivo e in partenza (a fronte di un incremento nazionale dell'11,9%). Una variazione che sta accrescendo l'importanza dell'aeroporto cagliaritano e che richiede continui investimenti in grado di agevolare e guidare il processo di crescita e di recupero rispetto al resto del territorio nazionale.
GLI EFFETTI DELLA CRISI SULLE AZIENDE. L'Istituto Tagliacarne ha anche effettuato un'indagine tra cento imprese attive nella Provincia sugli effetti della crisi e le prospettive future. L'86% delle aziende intervistate dichiara di aver subito ripercussioni negative e la maggior parte (61%) non è ancora in grado di valutare i possibili tempi di uscita. Sulle strategie aziendali e commerciali in grado di stimolare la domanda il 48% delle imprese punta sull'aumento della qualità dei prodotti e dei servizi offerti, il 24% sulla razionalizzazione dei costi di approvvigionamento e produzione, il 20% su nuove strategia commerciali, il 16% sull'irrobustimento dell'organizzazione aziendale e il 12% sull'ampliamento della gamma dei prodotti e servizi offerti. Per quanto riguarda i fattori che possono rilanciare l'economia del territorio, il 44% indica una maggiore offerta di servizi da parte della Pubblica amministrazione, il 37% punta manodopera e profili professionali qualificati, il 32% chiede infrastrutture. (chartabianca 16:58)