"In questo quadro - ha proseguito il rettore - l'Ateneo, con il supporto della Regione, lavora per creare capitale umano più qualificato e disponibile per aiutare lo sviluppo della nostra società. La stessa sensibilità è avvertita in Europa, ma non dallo Stato italiano, che ridimensiona il sistema universitario". Il direttore del Crenos, Stefano Usai, ha avvertito che "il Rapporto non dà una luce completa sui singoli indicatori, ma un contributo per l'analisi strutturale del ritardo della Sardegna rispetto alle regioni europee, nostro punto di riferimento". Della necessità di "una carica di prospettiva che punti alla crescita" ha parlato l'assessore regionale alla Programmazione, Giorgio La Spisa: "Il bilancio regionale viene aggredito da alcuni settori - ha detto - su tutti la sanità e la gestione delle risorse idriche. Serve invece una politica adeguata per incrementare i servizi turistici, come da voi indicato". Annunciando una manovra correttiva in linea con quella del Governo nazionale, La Spisa ha però aggiunto: "Non possiamo diminuire lo sforzo fatto sulla formazione, sull'università e sulla ricerca. Non si deve togliere nemmeno un euro agli stanziamenti previsti, e proseguire sulla strada indicata dalle legge regionale n. 7, espressione di una scelta chiara del Consiglio regionale nella passata legislatura". Il presidente di Confindustria Sardegna, Massimo Putzu, ha descritto gli effetti della crisi su famiglie e imprese: "Dal 2004 - ha sottolineato - sono stati persi 16mila occupati nell'industria. Il problema è non avere un tessuto imprenditoriale in grado di assorbire quei lavoratori. Bisogna fare più squadra".
"Quello del Crenos è un rapporto ricco ed interessante che dà una lezione di metodo - ha detto l'economista Tito Boeri - In Italia manchiamo di monitoraggio della politica economica, e prestiamo poca attenzione alla gestione delle risorse pubbliche. Il Crenos cerca di guardare al futuro, a differenza di quanto è abituata a fare la classe politica, come è successo sulla crisi economica. Nella manovra del Consiglio dei Ministri mancano interventi strutturali". Ma anche l'economista non ha chiuso la porta alla speranza: "La crisi - ha rimarcato - può essere l'occasione per capire cosa ci ha fatto perdere terreno rispetto ad altre aree. Il mondo che uscirà sarà ancora ‘a più velocità': chi vuol crescere deve intercettare la domanda che viene dalle aree in crescita. Sul federalismo, la Sardegna può dare un importante esempio: ha iniziato a fare cose importanti, come il rientro dal deficit sanitario: un risultato che dovrebbe essere valorizzato". (chartabianca 14:50)