Venerdì 30 gennaio 2026 - 23:29

PORTO CANALE, NEL 2009 RECORD DI MOVIMENTAZIONE 

Cagliari, 18 giug 2010 (CHB) - Con oltre 745mila teu nel 2009 il Porto canale di Cagliari registra il record assoluto di movimentazione merci, ma soltanto il 15 per cento delle imprese utilizza i suoi servizi. È quanto emerge dallo studio "Hub portuale e feeder network di Cagliari: intermodalità e servizi per un nuovo sviluppo imprenditoriale" realizzato dalla Camera di commercio di Cagliari, in collaborazione con Confidustria della Sardegna meridionale e Api Sarda, e affidato al Cirem - Centro interuniversitario di ricerche economiche e mobilità del dipartimento di Ingegneria del Territorio dell'Università di Cagliari. I risultati della ricerca sono stati presentati stamattina in un convegno nella sala consiliare della Camera di commercio.

Ad aprire i lavori è stato il consigliere anziano dell'ente camerale Enrico Binaghi: "La Camera di commercio", ha esordito Binaghi, "sta portando avanti diverse iniziative per promuovere lo sviluppo e il potenziamento del Porto canale". L'obiettivo è accrescere la conoscenza sulle opportunità socio-economiche per il sistema produttivo del territorio. "Fino a oggi", ha commentato il coordinatore del gruppo di lavoro del Cirem, Alessandro Olivo, "il Porto canale si è caratterizzato soprattutto sul transhipment attestandosi al quarto posto tra gli scali commerciali italiani. Sono scarsi, però, i rapporti con le imprese locali: il nostro sistema economico ha difficoltà a creare grossi flussi di traffico e a creare contenitori pieni". Difficoltà sottolineate anche da Antonio Musso, presidente sezione Trasporti dell'associazione industriali della Sardegna meridionale: "È fondamentale riuscire a fruttare le opportunità offerte dalla presenza del Porto canale", ha sottolineato Musso, "in questo modo è possibile trasformare quella che da sempre è stato un handicap, l'insularità, in un vantaggio da sfruttare".

Lo studio, illustrato dagli ingegneri del Cirem Simone Loi, Valentina De Virgiliis e Nicoletta Rassu, ha messo in evidenza come il 2009 segni il record assoluto nella movimentazione merci al Porto canale. Gli oltre 745mila teu (unità di misura corrispondente a un container di 20 piedi) registrati l'anno scorso vanno ben oltre al precedente record di 687mila teu del 2006. Un balzo in avanti ancor più significativo perché avvenuto durante una profonda crisi economico-finanziaria mondiale. Determinante - secondo lo studio - è stato il cambio dell'assetto gestionale del Porto canale con un aumento dell'offerta di trasporto sia oceanica sia in tutto il Mediterraneo fino ai porti del Mar Nero. Lo scalo cagliaritano ha ormai conquistato lo status di importante hub internazionale. Il Porto canale, però, non costituisce ancora un nodo nevralgico e un punto di riferimento per il mercato regionale. Del traffico prodotto dallo scalo solo il 2% è riferibile all'import-export isolano, mentre il restante 98% è tutto transhipment e cioè come solo transito di merci.

Dall'analisi effettuata dal Cirem su un campione di 288 imprese sarde, la cui attività le spinge a intrecciare relazioni commerciali con l'estero, emerge che soltanto il 15% ha utilizzato i servizi del Porto canale per le esportazioni. Un dato legato alla difficoltà delle aziende realizzare container completi in relazione alla destinazione finale delle navi. Sono quindi costrette a inviare i propri carichi alle piattaforme del Nord Italia (Milano, Livorno, La Spezia, etc) per l'attività di groupage (accorpamento di merci di provenienza diversa in relazione alla destinazione finale delle navi) con un aggravio di almeno 7-10 giorni rispetto a quelli che sarebbero necessari se le merci riuscissero a partire direttamente da Cagliari. L'azienda tipo emersa dallo studio importa prevalentemente dall'Italia continentale (61%) e in misura minora dall'Europa (31%). Le esportazioni sono solo il 10% e hanno come destinazione l'Europa (38%), l'Italia (34%) e il resto del mondo (28%). Per le prime ci si avvale soprattutto di spedizionieri mentre per le seconde di corrieri. La conoscenza da parte delle imprese dei servizi offerti dal Porto canale è molto bassa (23%) con la conseguenza che l'82% provvede alla movimentazione delle proprie merci utilizzando altre infrastrutture al posto del Terminal transhipment. Emerge che le imprese preferiscono operare sistematicamente allo stesso modo da anni e pertanto sono poco inclini a operare cambiamenti nella gestione della catena di trasporto.(chartabianca 16:06)