La monografia "Libro e Università nella Sardegna del '700" (collana Agorà - AM&D edizioni, 35 euro, 248 pagine) indaga quindi la riforma degli atenei isolani di Cagliari e di Sassari, luoghi privilegiati di elaborazione culturale nell'isola nella seconda metà del secolo XVIII. Lo scenario che emerge dallo studio di Falgio svela i profili di una società sarda in mutazione, animata da intelligenze fervide, da una generazione di homines novi in grado di recepire pienamente i riflessi dei Lumi: «È ormai appurato che la Sardegna del secondo Settecento sia attraversata da un vivace fermento culturale carico di idee moderne e innovative - scrive l'autore nelle prime righe della premessa - Non è difficile riscontrare nei trattati dei docenti chiamati a insegnare nelle Università riformate o nelle opere scientifiche e letterarie di una parte illuminata dell'élite locale, riflessi di giusnaturalismo o di empirismo, quand'anche di newtonianesimo o di razionalismo».
L'indagine sulle Università si è concentrata attorno alle relazioni e alle memorie scritte in Sardegna e inviate a Torino, prima della riforma sabauda degli atenei isolani, tra il 1755 e il 1764. «Si tratta di documenti per lo più inediti, non sconosciuti ma probabilmente sottovalutati, che restituiscono la complessa e viva trattazione delle problematiche relative agli atenei sardi - continua Falgio - Questi testi sono frutto delle indagini sia di giunte costituite appositamente dal re sia di singoli intellettuali e tecnici chiamati a esprimersi su questioni ritenute preminenti. Ne emerge una autonomia propositiva e un'apertura culturale degli estensori che in qualche modo porta a riconsiderare il centralismo dell'amministrazione sabauda e del ministro Bogino».
Questa stagione di rinnovamento vede in campo protagonisti di primo piano del panorama culturale del regno. Uno di loro è Michele Antonio Plazza, «forse il primo scienziato di rilievo a essere parte del processo di rifondazione delle sarde università, dal 1759 a capo della Scuola di Chirurgia dell'Ateneo cagliaritano - descrive lo storico - Sulla base di nuove acquisizioni documentarie si è cercato di aggiungere qualche tassello anche alla migliore comprensione di questo poliedrico intellettuale, botanico, chirurgo e geografo».
Dopo i luoghi ecco gli strumenti attraverso i quali sono stati recepiti in Sardegna gli stimoli culturali della società settecentesca. Falgio ha approfondito un ambito di studio poco conosciuto quale la composizione delle biblioteche private sarde. «Ispirandosi ai principi di metodo sperimentati tra il 1965 e il 1970 dalla ricerca collettiva coordinata da François Furet, "Livre et société" - scrive l'autore - è stata individuata una serie di inventari datati tra gli anni Settanta del Settecento e gli anni Trenta del secolo successivo». Le conclusioni della ricerca confermano che all'epoca, anche nell'isola, ci si misurava con i dibattiti dei Lumi e i temi della modernità.
«L'orizzonte culturale della Sardegna di fine Settecento - spiega lo storico Gian Giacomo Ortu nella prefazione - si rivela non del tutto ristretto e provinciale, per la comparsa non episodica nelle biblioteche delle opere dei maggiori esponenti dell'illuminismo italiano e francese». Si tratta di autori universali e grandi maestri del pensiero: da Muratori a Beccaria, da Voltaire a Quesnay, da Adam Smith a Filangieri. (chartabianca 11:05)