TURISMO. Per non parlare poi del turismo, cresciuto in media del 9% tra 2005 e 2008, tanto che oggi il peso del settore, anche solo in termini di spese dei turisti stranieri sul prodotto interno lordo, supera il 4% (17 miliardi di euro nel 2008), una quota superiore a quella di paesi come l'Italia, la Spagna o la Francia. Nel lungo periodo l'incremento dei flussi turistici internazionali è destinato a crescere sensibilmente, sostenuto dall'esplosione dei paesi emergenti, Cina in primo luogo, ma anche India e Russia. Parliamo anche di un'area a sempre maggiore capacità di assorbimento di beni, posto che l'import, nonostante la crisi mondiale, è praticamente raddoppiato tra 2000 e 2009 (da 75 a 152 miliardi di euro); al contempo, le esportazioni si sono incrementate da 81 a 125 miliardi di euro nello stesso intervallo di tempo.
INVESTIMENTI ESTERI. Il Nord Africa è stato anche un grande catalizzatore di investimenti diretti esteri: 13 miliardi di euro nel 2009, contro gli appena 3 miliardi del 2000. E la sua economia è cresciuta in termini di Pil reale di quasi il 55% in 10 anni (tra 2000 e 2010, quasi il doppio della crescita mondiale) e in termini di ricchezza pro-capite del 30% nello stesso periodo. La convinzione è quindi che il Nord Africa sia destinato a rappresentare non solo una fonte preziosa per l'importazione di materie prime, ma soprattutto un importante mercato di sbocco per le esportazioni italiane, in particolare nei settori trainanti del made-in-Italy.
LA SITUAZIONE IN LIBIA. Almeno 4 miliardi di euro, pari all'80% in più rispetto a quest'anno. A tanto potrebbero ammontare gli investimenti in costruzioni in Libia a partire dal 2012, ora che ci si attende una fase di progressiva stabilizzazione e democratizzazione del Paese. La stima, realizzata da Unioncamere e Cresme Ricerche, parte dall'amara constatazione della necessità che dovrà affrontare il nuovo governo di ricostruire vaste aree distrutte dalla guerra, ma si basa anche sull'ipotesi che riprenda rapidamente vigore l'opera di infrastrutturazione iniziata dal vecchio governo e che vedeva le imprese italiane impegnate in un ruolo di primo piano. Prima della guerra, il settore delle costruzioni valeva, in termini di investimenti complessivi, oltre 5 miliardi di euro all'anno (arrivando ad un massimo di 6,7 miliardi nel 2009). Quasi il 50% del mercato riguardava il settore delle infrastrutture, arrivato a valere 3,2 miliardi di euro. In 10 anni, tra 2000 e 2010, gli investimenti in opere pubbliche sono stati circa 26 miliardi di euro, corrispondenti a più di 5.500 euro pro-capite (a parità di potere d'acquisto), quasi il doppio della media mondiale. Più ridotti erano invece gli investimenti nel settore residenziale, anche se, per via dello sviluppo demografico e dei programmi di investimento in edilizia pubblica, le risorse si erano praticamente raddoppiate negli ultimi 5 anni.
La situazione di crisi di questi mesi ha più che dimezzato l'attività del settore, ma, in uno scenario di graduale stabilizzazione politica, il mercato dovrebbe tornare, entro due o tre anni, a riavvicinarsi ai livelli precedenti la crisi. La ripresa degli investimenti riguarderà soprattutto le attività di nuova costruzione, in particolare nel settore residenziale e del genio civile. Si stimano investimenti per 8 miliardi di euro tra 2013 e 2014 che andranno a finanziare le attività di ricostruzione del contesto edilizio, fortemente danneggiato in alcune realtà cittadine, e di nuova infrastrutturazione (specialmente ferrovie, aeroporti e infrastrutture di rete). (CHARTABIANCA 11:36)