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EDILIZIA, IL NORD AFRICA PRONTO ALLA RIPRESA

(CHB) - Roma, 1 nov 2011 - Se l'evoluzione in senso democratico del quadro politico in tutta l'area Nord-Africana proseguirà senza scosse, al netto della Libia lo scenario positivo potrebbe riportare rapidamente il mercato delle costruzioni a una crescita dell'ordine del 5% l'anno, con positive ricadute sulle imprese italiane che guardano a questi mercati. Secondo un'indagine di Unioncamere, in Libia il 2012 potrebbe far recuperare il brusco arretramento degli ultimi due anni, con investimenti vicini ai 4 miliardi di euro.
Nell'insieme, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco ed Egitto hanno vissuto negli ultimi anni un eccezionale processo di sviluppo sociale e crescita economica in cui molte imprese italiane hanno svolto un ruolo di primo piano. Con riferimento all'intera area, la crescita annua media degli investimenti in edilizia tra 2000 e 2009 è stata (a valori costanti) del 5,6%, e il volume complessivo delle risorse ha raggiunto, nel 2010, 57 miliardi di euro. E si tratta quasi esclusivamente di nuove costruzioni (48 miliardi di euro), il cui valore è pari quasi quanto l'intero mercato del nuovo in Italia (intorno a 63 miliardi).

La crisi economica, che in Occidente (in concomitanza con l'inversione del ciclo edilizio) ha comportato flessioni degli investimenti nel 2009 talvolta fino al 15-20%, anche in Nord Africa (escludendo la Libia) ha sicuramente visto un rallentamento dell'espansione del mercato a partire dall'inizio del 2010. La situazione di forte incertezza politica che ha caratterizzato quest'anno avrà però un impatto più duro, come sul Pil, anche sulle costruzioni, che si prevede vedranno ridursi l'ammontare complessivo di investimenti dell'1,4% nel 2011; tuttavia, già dal 2012, in un contesto di graduale stabilizzazione della situazione, le previsioni di Unioncamere e CRESME indicano una ripresa della crescita a ritmi simili a quelli pre-crisi.
Gli investimenti pro-capite hanno superato 600 euro nel 2007 (a parità di potere d'acquisto), fino ad arrivare a quasi 680 nel 2009. Nel 2010, le stime indicano 650 euro pro-capite di investimenti, 158 euro a persona in più rispetto al 2000. Chiaramente si tratta di valori ancora ben lontani dagli standard occidentali (intorno a 2 mila euro), ma questo rende anche l'idea dei potenziali margini di crescita ancora disponibili per il settore.
Bisogna poi ricordare che l'intera area nordafricana in esame conta una popolazione di oltre 163 milioni di persone (più di Italia e Germania messe assieme) che, sospinta da una struttura anagrafica molto giovane, sta sperimentando un vero e proprio boom demografico, che porterà la popolazione tra 4 anni a superare i 177 milioni di individui.

TURISMO. Per non parlare poi del turismo, cresciuto in media del 9% tra 2005 e 2008, tanto che oggi il peso del settore, anche solo in termini di spese dei turisti stranieri sul prodotto interno lordo, supera il 4% (17 miliardi di euro nel 2008), una quota superiore a quella di paesi come l'Italia, la Spagna o la Francia. Nel lungo periodo l'incremento dei flussi turistici internazionali è destinato a crescere sensibilmente, sostenuto dall'esplosione dei paesi emergenti, Cina in primo luogo, ma anche India e Russia. Parliamo anche di un'area a sempre maggiore capacità di assorbimento di beni, posto che l'import, nonostante la crisi mondiale, è praticamente raddoppiato tra 2000 e 2009 (da 75 a 152 miliardi di euro); al contempo, le esportazioni si sono incrementate da 81 a 125 miliardi di euro nello stesso intervallo di tempo.

INVESTIMENTI ESTERI. Il Nord Africa è stato anche un grande catalizzatore di investimenti diretti esteri: 13 miliardi di euro nel 2009, contro gli appena 3 miliardi del 2000. E la sua economia è cresciuta in termini di Pil reale di quasi il 55% in 10 anni (tra 2000 e 2010, quasi il doppio della crescita mondiale) e in termini di ricchezza pro-capite del 30% nello stesso periodo. La convinzione è quindi che il Nord Africa sia destinato a rappresentare non solo una fonte preziosa per l'importazione di materie prime, ma soprattutto un importante mercato di sbocco per le esportazioni italiane, in particolare nei settori trainanti del made-in-Italy.

LA SITUAZIONE IN LIBIA. Almeno 4 miliardi di euro, pari all'80% in più rispetto a quest'anno. A tanto potrebbero ammontare gli investimenti in costruzioni in Libia a partire dal 2012, ora che ci si attende una fase di progressiva stabilizzazione e democratizzazione del Paese. La stima, realizzata da Unioncamere e Cresme Ricerche, parte dall'amara constatazione della necessità che dovrà affrontare il nuovo governo di ricostruire vaste aree distrutte dalla guerra, ma si basa anche sull'ipotesi che riprenda rapidamente vigore l'opera di infrastrutturazione iniziata dal vecchio governo e che vedeva le imprese italiane impegnate in un ruolo di primo piano. Prima della guerra, il settore delle costruzioni valeva, in termini di investimenti complessivi, oltre 5 miliardi di euro all'anno (arrivando ad un massimo di 6,7 miliardi nel 2009). Quasi il 50% del mercato riguardava il settore delle infrastrutture, arrivato a valere 3,2 miliardi di euro. In 10 anni, tra 2000 e 2010, gli investimenti in opere pubbliche sono stati circa 26 miliardi di euro, corrispondenti a più di 5.500 euro pro-capite (a parità di potere d'acquisto), quasi il doppio della media mondiale. Più ridotti erano invece gli investimenti nel settore residenziale, anche se, per via dello sviluppo demografico e dei programmi di investimento in edilizia pubblica, le risorse si erano praticamente raddoppiate negli ultimi 5 anni.
La situazione di crisi di questi mesi ha più che dimezzato l'attività del settore, ma, in uno scenario di graduale stabilizzazione politica, il mercato dovrebbe tornare, entro due o tre anni, a riavvicinarsi ai livelli precedenti la crisi. La ripresa degli investimenti riguarderà soprattutto le attività di nuova costruzione, in particolare nel settore residenziale e del genio civile. Si stimano investimenti per 8 miliardi di euro tra 2013 e 2014 che andranno a finanziare le attività di ricostruzione del contesto edilizio, fortemente danneggiato in alcune realtà cittadine, e di nuova infrastrutturazione (specialmente ferrovie, aeroporti e infrastrutture di rete). (CHARTABIANCA 11:36)