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Venerdì 28 gennaio 2022 - 03:55

SANITA', FIBRILLAZIONE ATRIALE ED ICTUS: IN SARDEGNA 33.000 PERSONE A RISCHIO

(CHB) - Cagliari, 19 dic 2013 - E’ dimostrato che la fibrillazione atriale è causa del 15% di tutti gli ictus cardioembolici. Ciò significa che in Italia dei 200.000 casi di ictus stimati all’anno, 30.000 sono determinati da questa frequente anomalia del ritmo cardiaco, la cui prevalenza è stimata intorno all’1% della popolazione (ma ben il 10% degli ultra ottantenni). In Sardegna i soggetti affetti da fibrillazione atriale sono circa 33.000, dato destinato ad aumentare a causa del progressivo allungamento della vita media.
“In Sardegna si stima che la fibrillazione atriale non valvolare possa essere la causa di circa 500 ictus all’anno - afferma Maurizio Porcu, primario di Cardiologia del Brotzu di Cagliari – e in molti casi si assiste a disabilità gravissime dopo un evento di questo tipo”.
Per esercitare misure preventive adeguate, l’elemento cruciale diventa l’applicazione di un efficace regime terapeutico, attraverso una terapia anticoagulante. Tuttavia in Italia si registra un sottotrattamento dei pazienti affetti da Fibrillazione Atriale, dovuto principalmente ai limiti della profilassi farmacologica finora utilizzata (antagonisti della vitamina K), che presenta alcune difficoltà di gestione come la necessità di frequenti controlli ematologici per l’aggiustamento del dosaggio, data l’alta variabilità di risposta inter-individuale. Da pochi mesi, tuttavia, sono disponibili anche in Italia nuovi rimedi terapeutici più maneggevoli e sicuri, in grado di venire incontro alle esigenze di medici e pazienti.
Alle nuove prospettive del trattamento delle patologie tromboemboliche che si presentano in seguito all’arrivo dei nuovi anticoagulanti orali, è stato dedicato un incontro tenutosi a Cagliari a metà dicembre, che ha riunito alcuni tra gli esponenti più rappresentativi della cardiologia regionale e non solo.
“Secondo recenti dati molti dei pazienti affetti da fibrillazione atriale con rischio trombo embolico elevato non sono in terapia anticoagulante con gli antagonisti della vitamina k– continua il Dottor Porcu – Inoltre, fra quelli in terapia, dai dati di letteratura risulta che circa un 50% non raggiunga livelli di coagulazione stabili. A questo possono contribuire diversi fattori, quali una scarsa aderenza alla terapia, la difficoltà ad eseguire con regolarità i frequenti controlli della coagulazione, l’interazione con altri farmaci o con alcuni alimenti, che ne variano l’assorbimento”. Per tutti questi motivi, tali farmaci sono spesso sottoutilizzati o usati con modalità non corrette.
Attualmente in Italia i Centri di sorveglianza (Centri Antitrombosi o Centri TAO) sono 235 e seguono circa 140.000 pazienti, appena il 20% dei pazienti in terapia anticoagulante[1]. Sono dunque ancora moltissimi i pazienti che non possono avere l’assistenza di un Centro di sorveglianza, a causa della lontananza dello stesso, o della impossibilità fisica a raggiungerlo, o per il sovraffollamento della struttura, impossibilitata a ricevere nuovi pazienti “Situazione ancora più vera se si pensa alle caratteristiche territoriali della regione Sardegna” – conclude Porcu.
Lo scenario, tuttavia, potrebbe essere destinato a cambiare, grazie all’introduzione nel mercato dei Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO).  (CHARTABIANCA) red