- E’ di 320 milioni di euro il debito dello Stato verso i lavoratori sardi in ammortizzatori sociali: 120 milioni per il 2013 e 200 milioni per coprire il primo semestre 2014. E’ il conto fatto dalla segreteria regionale della Cisl e dalle segreterie territoriali confederali e regionali di categoria, riunite per esaminare la situazione dei lavoratori ammessi ad usufruire della Cig e della mobilità in deroga. La Cisl annuncia mobilitazioni territoriali, anche perchè dei 15.600 lavoratori in mobilità nel 2013, in 10.700 non ricevono un euro da 16 mesi. Fino a venerdì scorso, nonostante gli annunci, fa sapere il sindacato, "nessuna risposta è stata fornita ai lavoratori in attesa, mentre la preoccupazione di tante famiglie si sta trasformando in disagio e il malumore rischia di tradursi in incontrollate forme di protesta. Il mancato trasferimento delle risorse nazionali costituisce la principale causa del malessere, a cui si somma l'incertezza relativa agli stanziamenti necessari per coprire il primo semestre del 2014, sui quali sinora il Governo nazionale non ha assunto i necessari orientamenti. Occorrono risposte adeguate da parte delle istituzioni regionali e nazionali".
Sul fronte della Giunta, la Cisl sarda chiede alla Regione provvedimenti "forti ed immediati per favorire il ritorno al lavoro di circa 30 mila lavoratori, oggi collocati negli ammortizzatori in deroga, unitamente ad un programma d’emergenza per fronteggiare la richiesta di lavoro che viene dal mondo dei disoccupati. Occorre un piano straordinario per rilanciare sviluppo e occupazione. In questo contesto diviene essenziale sbloccare l'impiego delle risorse, regionali e comunitarie, per favorire nuovi investimenti per realizzare insediamenti produttivi ed opere pubbliche. La Cisl evidenzia l'urgenza di definire, in un apposito tavolo di confronto, la costruzione di un progetto di politiche attive di lavoro in cui la formazione deve risultare pienamente aderente all'obiettivo di riqualificare i lavoratori, in coerenza, dunque, con le loro attitudini e capacità professionali, interrompendo così la spirale perversa del lavoro nero e quello della formazione fine a se stessa.
La Cisl chiede poi alla Regione di adoperarsi nei confronti del Governo per sbloccare il trasferimento delle risorse in misura adeguata a coprire il costo dei sussidi per l'anno 2014.