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Lunedì 26 febbraio 2024 - 19:28

ECONOMIA CULTURALE, MUSEI: IN SARDEGNA SONO 155 MA POCHI VISITATORI; CNA: SFRUTTARE PNRR

(CHB) - Cagliari, 11 mar 2022 - I musei della Sardegna hanno mediamente poco meno di 3 mila visitatori all’anno: è il valore più basso tra le regioni italiane. Eppure, con 254 siti dislocati sul territorio, l’isola offre ai suoi abitanti il doppio dei punti di accesso al sistema storico e culturale rispetto alla media nazionale.
La necessità di valorizzare l’ampia offerta culturale e archeologica dell’isola è quanto emerge dall’ultimo dossier della Cna Sardegna che analizza la rete museale sarda, evidenziando come i siti della Sardegna spesso si trovino nei borghi dell’isola abbandonati o a rischio di abbandono. Questa circostanza – secondo l’associazione artigiana - potrebbe essere sfruttata utilizzando le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che stanzia oltre 13 milioni di euro per la rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi dell’isola.
 
IL BANDO. In particolare, la Cna segnala un bando, che scadrà il prossimo 15 marzo, finalizzato proprio a promuovere progetti per la rigenerazione, la valorizzazione e la gestione del patrimonio di storia, arte, cultura e tradizioni presenti nei piccoli centri con meno di 5.000 abitanti, integrando obiettivi di tutela del patrimonio culturale con le esigenze di rivitalizzazione sociale ed economica, di rilancio occupazionale e di contrasto dello spopolamento.
“I siti museali devono diventare parte integrante dei progetti di rigenerazione territoriale che passa dai borghi - commentano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della CNA Sardegna -.  Sfruttare queste opportunità servirebbe a supportare anche il progetto dell’amministrazione regionale di sviluppare sul territorio più distretti culturali attraverso interventi di recupero e restauro di monumenti e valorizzazione dei centri storici urbani, con le loro strutture edilizie e urbanistiche, recuperando in questo modo l’identità culturale dei luoghi”.

 LA RETE MUSEALE SARDA. Stando ai dati elaborati dal centro studi di CNA Sardegna (ISTAT febbraio 2022) la rete museale sarda è tra le più ampie d’Italia. Con 254 sedi la Sardegna ha 1,6 punti di accesso al sistema storico culturale ogni 10.000 abitanti, il doppio della media nazionale e più di tutte le regioni del Mezzogiorno. Di questi soltanto 47 sono gestiti da enti privati. I siti a gestione pubblica rappresentano la componente più consistente rispetto a quasi ogni altra regione d’Italia e rappresentano l’81% del totale; solo in Molise questa quota viene superata e arriva al 91%, mentre la media nazionale si attesta a 68%, il Trentino-Alto Adige, che è all’ultimo posto, si attesta al 49%.
 In particolare, l’83% dei siti museali pubblici della Sardegna è gestito dagli enti locali (il valore nazionale si attesta al 68% e quello delle regioni del Mezzogiorno al 58%). Questa peculiarità è strettamente connessa alla tipologia di siti presenti sull’Isola, in gran parte connessi all’archeologia: 52 aree archeologiche, 8 parchi archeologici, 28 musei connessi ai ritrovamenti.
 
PROBLEMI GESTIONE. Insomma, il patrimonio museale sardo è enorme e ha peculiarità di gestione complesse.  La prima questione su cui il dossier pone l’attenzione è proprio come gli enti locali riescano a gestire questi siti, sia in termini fisici di manutenzione e accessibilità degli spazi, sia in termini di stato di conservazione dei beni, sia in termini di inserimento nei circuiti nazionali e sviluppo di capacità attrattiva.
In media, ogni museo sardo ha poco meno di 3.000 visitatori all’anno, meno di un terzo del dato nazionale, il valore più basso tra le regioni italiane. Tale volume di visite, messo in forte difficoltà dalla crisi Covid-19, ha senza dubbi ampi margini di miglioramento, a patto di ampliare la rete di utenti connettendosi maggiormente con i territori, rispondendo ad una domanda stabile durante l’anno, interessata a riappropriarsi della cultura dei luoghi.
 In Sardegna – evidenzia la ricerca della Cna - ci sono 155 musei e gallerie: di questi 33 sono dedicati all’ etnografia e antropologia, 28 all’archeologia, 19 all’arte moderna e contemporanea e altrettanti sono di dedicati a specifici tematismi e specializzazioni.
 Escludendo le 17 strutture più grandi, gestite dal Ministero, come il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari oppure il Museo nazionale archeologico ed etnografico Giovanni Antonio Sanna di Sassari, rimangono tante piccole o piccolissime strutture che faticano a trovare spazio nel progetto di sviluppo regionale e non hanno la possibilità di investire nell’innovazione della struttura, pur avendo collezioni e beni di sicuro interesse.
 
POCA INNOVAZIONE. I dati diffusi dal CNA Sardegna riflettono la scarsa propensione all’innovazione delle strutture regionali. Durante l’emergenza Covid-19 le attività di divulgazione per via digitale (catalogo online, laboratori/corsi di formazione/seminari online, interazione con il pubblico da remoto) sono state limitate e sempre inferiori al livello medio nazionale. Questo comportamento probabilmente è riconducibile in parte alla tipologia di siti museali (per i siti archeologici è più difficile attivare percorsi di fruizione da remoto) e in parte alla tipologia di addetti impiegati all’interno delle strutture, perlopiù impiegati dell’ente locale.
Secondo gli stessi dati, per ripartire dopo l’emergenza Covid-19 gli operatori museali sardi ritengono sia prioritario investire sul territorio sviluppando collaborazioni e partenariati con enti locali, scuole e associazioni e serve altrettanto recuperare il rapporto diretto con il pubblico in presenza. Si sente dunque il bisogno di agire concretamente sul territorio.
 
OPPORTUNITÀ PNRR. La seconda questione posta dal dossier della Cna sarda è come integrare la rete museale in un progetto di sviluppo territoriale. Come emerge dal cartogramma estratto dal geo portale regionale, i siti sono distribuiti in tutto il territorio regionale, e spesso si trovano nei borghi.
 
Tale circostanza potrebbe essere sfruttata nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che all’Investimento 2.1 Attrattività dei Borghi prevede un finanziamento complessivo pari a 1.020 milioni di euro. L’Investimento è suddiviso in due linee d’intervento: la Linea A dedicata a Progetti pilota per la rigenerazione culturale, sociale ed economica dei Borghi a rischio abbandono e abbandonati con una dotazione finanziaria di 420 milioni di euro e la Linea B dedicata a Progetti locali per la Rigenerazione Culturale e Sociale con una dotazione finanziaria complessiva di 580 milioni di euro di cui 380 milioni finalizzati alla realizzazione di progetti in almeno 229 borghi storici. Per la Sardegna sono stati stanziati circa 13 milioni di euro.
Il bando, in scadenza il 15 marzo, è finalizzato a promuovere progetti per la rigenerazione, valorizzazione e gestione del patrimonio di storia, arte, cultura e tradizioni presenti nei piccoli centri (meno di 5.000 abitanti), integrando obiettivi di tutela del patrimonio culturale con le esigenze di rivitalizzazione sociale ed economica, di rilancio occupazionale e di contrasto dello spopolamento.
Gli interventi ammessi al finanziamento prevedono: recupero del patrimonio storico, riqualificazione degli spazi pubblici aperti (es. eliminando le barriere architettoniche, migliorando l'arredo urbano), creazione di piccoli servizi culturali anche a fini turistici; la creazione e promozione di nuovi itinerari (es., itinerari tematici, percorsi storici) e visite guidate; il sostegno delle attività culturali, creative, turistiche, commerciali, agroalimentari e artigianali, volte a rilanciare le economie locali valorizzando i prodotti, i saperi e le tecniche del territorio. (CHARTABIANCA) red © Riproduzione riservata regione imprese